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Formazione stellare, una questione di equilibrismo

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Che cosa succede all'interno delle nubi molecolari da cui nascono le stelle? Un approccio originale mette in evidenza una inattesa condizione di equilibrio tra turbolenza dei gas cosmici e attrazione gravitazionale. W43, una delle regioni stellari più attive della Via Lattea, nell'immagine in tricomia ottenuta nell'infrarosso dal telescopio spaziale Herschel dell'Esa. Cosa succede all'interno delle immense  nubi molecolari  presenti nel cosmo durante il processo di  formazione di nuove stelle ? A questo dibattuto argomento il lavoro guidato da Alessio Traficante (Istituto Nazionale di Astrofisica a Roma) fornisce una interpretazione in controtendenza rispetto alle più recenti osservazioni. I risultati del lavoro, recentemente  pubblicato su Astronomy&Astrophysics (disponibile da arXiv) , suggeriscono che nel processo di formazione stellare la forza di attrazione gravitazionale che fa condensare il gas della nube sia sostanzialmente in equilibrio co...

Usare i laser per segnalare la nostra posizione agli alieni: uno studio di fattibilità

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Non è detto che sia una buona idea, ma in via del tutto teorica potrebbe funzionare: con le attuali tecnologie potremmo creare una radiazione infrarossa abbastanza potente da risultare visibile da Proxima Centauri. E.T., siamo qui. A casa. Se da qualche parte nella Via Lattea esistesse una civiltà abbastanza evoluta da scrutare in direzione del Sole in cerca di forme di vita, potremmo sfruttare la tecnologia laser attualmente a disposizione sulla Terra per creare una sorta di torcia interstellare, una  lampada da veranda  che segnali la nostra presenza nello Spazio. In base a uno "studio di fattibilità", pubblicato sulla rivista  Astrophysical Journal , focalizzando un laser di 1-2 megawatt di potenza su un telescopio da 30 a 45 metri di diametro puntato verso la volta celeste, otterremmo un fascio di luce infrarossa abbastanza intenso da distinguersi dalla radiazione solare, riconoscibile da chi si prendesse la briga di analizzare lo spettro luminoso de...

Oumuamua è una vela solare extraterrestre?

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Due astronomi rispolverano l'ipotesi che vuole nel visitatore interstellare a forma di sigaro una sonda extraterrestre. Il suo modo di muoversi sembrava compatibile con quello di una vela a propulsione solare (come quelle che vorremmo inviare verso Alpha Centauri). Illustrazione: Oumuamua nelle vesti di una cometa proveniente da un altro sistema solare. Oumuamua, l'oggetto celeste a forma di sigaro che ha lasciato il Sistema Solare e non è più visibile neppure dai telescopi, potrebbe essere stato una  vela a propulsione solare di origine aliena . Letto così parrebbe un titolo da tabloid, se non fosse che a formulare l'ipotesi sono stati niente meno che due scienziati dell'Harvard Smithsonian Center for Astrophysics (CfA), che riaprono così  le speculazioni sulla natura del visitatore interstellare . L'INIZIO DI TUTTO.  La scoperta di Oumuamua (1I/2017 U1)  fu annunciata  nell'ottobre 2017 dai responsabili del telescopio Pan-STARRS-1 alle...

Lampi di luce dal materiale risucchiato da Sagittarius A*

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Quello che si annida nel cuore della Via Lattea è in effetti un buco nero supermassiccio, e lo strumento Gravity dell'ESO è riuscito a osservare nel modo più dettagliato finora gli ammassi di gas in orbita appena fuori il suo orizzonte degli eventi. Un'immagine da 340 milioni di pixel della regione centrale della Via Lattea. Al centro della Via Lattea si nasconde realmente un buco nero di quattro milioni di masse solari: la conferma della natura di Sagittarius A* arriva da una serie di osservazioni compiute attraverso lo strumento  Gravity  dell'ESO, il più potente finora installato sul VLTI (l'interferometro del Very Large Telescope). Gravity combina la luce proveniente da diversi telescopi per creare un super telescopio virtuale di 130 metri di diametro, da qualche tempo impegnato a indagare  il centro della Via Lattea . Le simulazioni dei moti orbitali del gas in orbita intorno al buco nero in una visualizzazione.  | ESO/GRAVITY CONSORTIU...

Borexino fotografa le reazioni che alimentano il motore del Sole

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L'esperimento nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso è riuscito a dettagliare con una precisione senza precedenti i meccanismi di produzione energetica all'interno della nostra stella. Lo studio su Nature. Nel cuore del Gran Sasso, l'esperimento Borexino rileva le interazioni dei neutrini solari che interagiscono con gli elettroni in uno scintillatore liquido (cioè un materiale che emette impulsi di luce quando viene attraversato da particelle cariche). Per 10 anni ha scrutato all'interno del Sole dal suo punto di "osservazione" privilegiato, nascosto sotto 1.400 metri di roccia all'interno di una montagna dell'Abruzzo. Ora i risultati della collaborazione  Borexino , fiore all'occhiello dei  Laboratori nazionali del Gran Sasso  dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, hanno visto la luce in un articolo su  Nature . Il lavoro pubblicato il 25 ottobre è la "fotografia" più dettagliata mai compiuta della catena di reaz...

Marte: nelle acque salate del sottosuolo c'è abbastanza ossigeno per la vita

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I "marziani" - sempre che esistano - potrebbero non essere soltanto microbi anaerobici. Le brine salate presenti sotto alla superficie del pianeta sembrano avere ossigeno sufficiente a supportare anche organismi multicellulari e semplici animali come le spugne. Curiosity sull'arida e inospitale superficie marziana. Il vero habitat di interesse è il sottosuolo. Le acque salate  che si pensano presenti nel sottosuolo di Marte potrebbero contenere quantità di ossigeno sufficienti a supportare la stessa vita microbica della Terra delle origini. Non solo, in alcune aree sotto alla superficie del Pianeta Rosso, a particolari condizioni di temperatura, pressione e latitudine, potrebbero esserci concentrazioni di ossigeno paragonabili a quelle dei mari terrestri, compatibili con lo sviluppo di organismi pluricellulari e semplici animali come le spugne. Lo stabilisce uno studio della NASA pubblicato su  Nature Geoscience . La ricerca aggiunge un importante tass...

Giove: la mappa delle temperature di Europa

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Come avevamo anticipato a settembre, lo studio di Europa ha prodotto la prima mappa delle temperature del satellite di Giove e confermato il fenomeno della sua regione più fredda: ecco le prime immagini. Illustrazione: questo potrebbe essere il panorama su Europa, con i suoi geyser e Giove sullo sfondo. Una delle  lune di Giove ,  Europa , mostra di avere una crosta superficiale particolarmente caotica e fratturata, e questo suggerisce una lunga storia geologica che forse è ancora in atto. Come  avevamo anticipato  all'inizio di settembre, una nuova serie di immagini-radio riprese da  ALMA  (Atacama Large Millimeter / submillimeter Array, il  radiointerferometro  a 5.000 metri di altezza in Cile) ha permesso agli astronomi di realizzare la prima  mappa delle temperature  del satellite, ossia una mappa che mette in evidenza le variazioni di temperatura sulla superficie. Le immagini, che hanno una risoluzione di circa 2...